Salgo i gradini e mi metto a sedere a una decina di metri alla sinistra della statua di bronzo dell’Alma Mater. È questo il mio ufficio, con il buono o con il cattivo tempo. Gli studenti sanno dove cercarmi, e quando io mi trovò lì la voce fa presto a spargersi. Ci sono altre cinque o sei persone che forniscono il servizio che fornisco io — laureati senza soldi, in genere — però io sono il più perspicace e il più attendibile, e ho un seguito entusiasta. Oggi, però, gli affari stentano ad avviarsi. Sono qui seduto da venti minuti, diventando via via sempre più irrequieto, dando distratte occhiate a Beckett, restando a fissare l’Alma Mater. Qualche anno fa un dinamitardo estremista le aprì un foro nel fianco; però adesso non c’è nessun segno del danno. Ricordo di essere rimasto attonito alla notizia, e poi di essermi meravigliato per la mia reazione: perché avrei dovuto prendermela per una stupida statua che simboleggiava una stupida scuola? Questo avveniva intorno al 1969, credo. Laggiù, nel Neolitico.

— Mr. Selig?

Un grande muscoloso ragazzone, che torreggia su di me. Spalle colossali, una faccia paffuta, innocente. È profondamente imbarazzato. Ha appena preso 18 in composizione letteraria e gli occorre immediatamente un saggio sui romanzi di Kafka, che lui non ha letto. (È la stagione del football; è una mezz’ala ed è proprio assolutamente indispensabile alla squadra). Gli dico le condizioni e lui frettolosamente accetta. Mentre resta lì in piedi, io, di nascosto, lo “leggo” rapidamente, rilevando il suo quoziente intellettivo, il suo probabile vocabolario, il suo stile. È più sveglio di quel che sembra. La maggior parte lo è. Potrebbero scrivere i loro saggi da sé, piuttosto bene, se soltanto ne avessero il tempo. Io prendo alcuni appunti, mettendo per iscritto le mie immediate impressioni sul suo conto, e lui va via tutto contento. Dopodiché, gli affari si fanno vivaci: lui manda un “fratello” della sua associazione studentesca, il fratello di associazione manda un amico, l’amico manda da me uno dei suoi fratelli di associazione (un’altra associazione), e la catena si allunga finché nel primo pomeriggio scopro di aver preso tutto il lavoro che posso riuscire a svolgere.



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