
Si piantano lì, volgendomi la schiena. Silenzio compatto. Buenos dias, señora. Bella giornata, non è vero, signora? Che deliziosa ragazzina! Invece resto muto. Non la conosco; sembra proprio identica a tutte le altre che vivono in questo formicaio, e persino la sua emissione cerebrale è roba standard, non individualizzabile, non caratterizzabile: indistinti pensieri di banane e riso, i risultati della lotteria di questa settimana, e i principali programmi televisivi di questa sera. È una cagna poco intelligente, però è umana e io la amo. Come si chiama? Sig.ra Altagracia Morales, forse. Sig.ra Amantina Figueroa. Sig.ra Filomena Mercado. Amo i loro nomi. Pura poesia. Io crebbi di getto quando collezionai ragazze che si chiamavano Sondra Wiener, Beverly Schwartz, Sheila Weisbard. Signora, è possibile che voi siate la sig.ra Inocencia Fernandez? La sig.ra Clodomira Espinosa? La sig.ra Bonifacia Colon? Forse la sig.ra Esperanza Dominguez. Esperanza. Esperanza. Ti amo, Esperanza. Esperanza germoglia eterna nei petti umani. (Io c’ero, il Natale scorso, per la corrida. Esperanza Springs, Nuovo Messico; alloggiai all’Holiday Inn. No, sto inventando tutto). Pianterreno. Prontamente mi faccio avanti per tenere aperta la porta. La deliziosa, imperturbabile chiquita non mi sorride neppure, mentre esce.
