
— Non mi serve — rispose David. Comunque se lo mise in tasca.
Fecero vari altri giochetti. Ce n’era uno con alcune piccole carte più o meno delle dimensioni delle carte da gioco, con disegni di animali, uccelli, alberi e case; David doveva disporli in modo che formassero una piccola storia, e poi dire al dottore qual era la storia. Lui le sparpagliò a casaccio sulla scrivania e ci imbastì sopra una storia via via che procedeva: — L’anatra va nella foresta, come vedi, e incontra il lupo, così si trasforma in rana e salta via dal lupo dritto dritto nella bocca di un elefante; sfugge alle zanne dell’elefante e casca in un lago, e quando viene a galla vede la bellissima principessa, che dice: vieni a casa, che ti darò pan di zenzero; lui però sa leggere nella sua mente e vede che in realtà quella è una strega malvagia, che…
Un altro gioco implicava strisce di carta sulle quali c’erano grosse macchie di inchiostro azzurre. — Qualcuna di queste forme ti ricorda qualche cosa di concreto? — chiese il dottore. — Sì — rispose David — questo è un elefante, vede, qui c’è la coda e qui è tutto accasciato, e queste sono le zanne, e qui è dove lui fa pipì. — Ormai aveva scoperto che il dottor Hittner diventava molto interessato quando lui parlava di zanne e di pipì, perciò gli offrì ampie possibilità di interesse, andando a scovare cose di quel tipo in ogni macchia. A David questo sembrava proprio un gioco scemo, però, a quel che pareva, era importante per Hittner, che prendeva appunti su tutto quello che David diceva. David studiava la mente del dottor Hittner mentre lo psichiatra annotava. La maggior parte delle parole che coglieva erano incomprensibili, ma ne riconobbe alcune; i termini adulti delle parti del corpo che sua madre gli aveva insegnato: pene, vulva, natiche, retto, cose di questo genere. Era ovvio che al dottor Hittner queste parole piacevano moltissimo, così David cominciò a servirsene.
