
— Facciamo qualche gioco, vuoi? — disse il dottor Hittner.
Dalle tasche della sua giacca di tweed tirò fuori un piccolo globo di plastica attaccato a una catena di metallo. Lo fece vedere a David; poi lo sospinse lungo la catena e il globo si smembrò in otto o nove pezzi di colori diversi. — Adesso guarda attentamente, intanto che li rimetto insieme — disse il dottor Hittner. Le sue grosse dita ricomposero abilmente il globo. Poi di nuovo lo divise in tante parti e lo spinse verso David, attraverso la scrivania. — È il tuo turno. Sei capace anche tu di rimetterlo insieme?
David ricordava che il dottore era partito prendendo un pezzo bianco a forma di E e adattando, in una delle sue scanalature, il pezzo azzurro a forma di D. Poi era stata la volta del pezzo giallo, ma David non riusciva a ricordare che cosa bisognava farne; ristette un attimo, imbarazzato, finché il dottor Hittner cortesemente gli proiettò un’immagine mentale della soluzione. David eseguì, e il resto fu facile. Rimase incastrato un paio di volte, però riuscì sempre a tirar fuori la risposta giusta dalla mente del dottore. “Perché mi fa fare un test,” si chiedeva stupito David, “se poi continua a darmi tanti suggerimenti? Che cosa sta saggiando?” Quando il globo fu rimesso a posto, David lo restituì. — Ti piacerebbe tenertelo? — chiese il dottor Hittner.
